La gallina senza uova d’oro

Mark Zuckerberg torna a parlare in pubblico dopo la disastrosa Ipo di Facebook dello scorso 18 maggio, quando Facebook fu quotata a Wall Street. Lo fa a San Francisco, nel tempio dell’hi-tech, davanti alla platea del TechCrunch Disrupt, uno dei più importanti eventi tecnologici d’America. Incalzato dal fondatore di TechCrunch, Michael Arrington, il giovane inventore del più noto social network del mondo ha ammesso tutti gli errori commessi in passato, riconoscendo che il collocamento dell’azienda in Borsa si è rivelato una “delusione”.
13 SET 12
Ultimo aggiornamento: 07:05 | 20 AGO 20
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Mark Zuckerberg torna a parlare in pubblico dopo la disastrosa Ipo di Facebook dello scorso 18 maggio, quando Facebook fu quotata a Wall Street. Lo fa a San Francisco, nel tempio dell’hi-tech, davanti alla platea del TechCrunch Disrupt, uno dei più importanti eventi tecnologici d’America. Incalzato dal fondatore di TechCrunch, Michael Arrington, il giovane inventore del più noto social network del mondo ha ammesso tutti gli errori commessi in passato, riconoscendo che il collocamento dell’azienda in Borsa si è rivelato una “delusione”. I numeri sono impietosi: il valore delle azioni è sceso incessantemente (dai 38 dollari di partenza ha toccato quota 17,55 per risalire ieri a 20,50) e il danno per Facebook è quantificabile in più di 50 miliardi di dollari, con una perdita di circa il 50 per cento del valore iniziale. “Abbiamo sempre avuto alti e bassi, e li abbiamo sempre superati”, ha detto Zuckerberg cercando di mostrarsi tranquillo e sicuro del fatto suo. Ha rassicurato gli investitori, ha garantito ancora una volta che non venderà quote della società in suo possesso almeno per un anno. Ha assicurato, infine, che non ci pensa nemmeno a fare concorrenza ad Apple creando uno smartphone, ma che punterà a creare contenuti per device mobili, “categoria che ci frutterà molti più soldi”.
Il tentativo di placare il nervosismo degli investitori sembra essere andato bene, almeno per il momento. Mentre il ventottenne Zuckerberg parlava, il titolo guadagnava infatti il 3,45 per cento. Ma è presto per dire se il trend si sia invertito. Quella che doveva essere la più grande Ipo della storia nel campo dell’hi-tech si è rivelata un disastro, e a tre mesi da quel giorno il New York Times ha accusato David Ebersman – direttore finanziario di Facebook – di essere il colpevole di tutto: è stato lui a dare il via libera all’aumento del costo delle azioni a poche ore dalla quotazione del titolo (portandole da 29 dollari a 34) e sempre a lui va addebitata la scelta di aumentare del 25 per cento il flusso di azioni per il mercato. Una disfatta da cui l’ambizioso Zuckerberg tenta di risalire, per ritrovare il tocco magico perduto alla prova del mercato.